In uno studio di commercialisti con tre soci e 260 clienti, la stagione delle dichiarazioni comincia ad aprile. Giulia, collaboratrice, manda a ciascuno l'elenco dei documenti da portare. Le risposte arrivano per mail, su WhatsApp, in una busta lasciata alla reception. A metà giugno un cliente su tre ha consegnato solo una parte.
In uno studio legale con cinque avvocati, Davide, praticante, apre la posta elettronica certificata ogni mattina alle otto e mezza. Legge le notifiche delle cancellerie, riporta a mano udienze e termini nell'agenda comune, salva gli atti nella cartella del fascicolo. Un termine processuale saltato non si recupera, e lui lo sa.
Un consulente del lavoro segue 90 aziende e prepara circa 1.100 cedolini al mese. Le presenze arrivano nei primi giorni del mese: fogli di calcolo, foto di un quaderno, esportazioni dei rilevatori. Due collaboratrici le ricopiano, controllano ferie e straordinari, chiedono chiarimenti ai clienti che hanno scritto numeri strani.
In uno studio di ingegneria con quattro professionisti, ogni incarico parte da un preventivo scritto del compenso. Lo scrive un socio la sera, riprendendo un preventivo vecchio e correggendo voci e importi. Le parcelle escono a fine mese, quando qualcuno trova il tempo; i solleciti, quando qualcuno se ne ricorda.
In tutti questi studi il problema non sono le persone. È la ripetizione: la stessa richiesta, lo stesso controllo, la stessa trascrizione, cento volte al mese e sempre di corsa. È lì che si copia male un importo o si dimentica un sollecito.