Francesca ha un negozio di abbigliamento con una commessa e un piccolo sito. La domenica sera un cliente compra online un maglione taglia M. Il sabato, in negozio, l'ultimo M era stato venduto. Il lunedì Francesca scrive al cliente per scusarsi e propone un rimborso. Il cliente non torna.
Le domande arrivano su WhatsApp, sui messaggi della pagina social, per mail. «C'è in blu?», «Veste grande?», «Me lo tenete fino a sabato?». Francesca risponde quando può, spesso la sera tardi, spesso il giorno dopo. Una turista chiede in inglese se il negozio spedisce all'estero e non riceve risposta.
Le clienti affezionate le conosce di vista, qualcuna di nome. Quando arriva la nuova collezione vorrebbe avvisarle, ma i numeri stanno nel telefono del negozio, mescolati con quelli dei fornitori, e non sa chi ha dato il consenso. I resi del sito arrivano in scatole con un foglietto scritto a mano, a volte senza, e qualcuno resta in un angolo per due settimane.
Il riordino si decide a sensazione, guardando gli scaffali. A fine stagione restano le taglie grandi dei colori sbagliati e mancavano le piccole del colore giusto. Quanto rende davvero ogni marca, dopo sconti e resi, lo sa solo il commercialista, e solo a fine anno.