In molte ditte l'archivio è ancora fatto di raccoglitori, uno per zona o per amministratore. Dentro ci sono copie dei libretti, rapporti firmati, qualche fattura. Marca e modello della caldaia si trovano. Numero di serie, anno di installazione e potenza al focolare spesso no, e il tecnico li riscrive a ogni visita.
Le scadenze vivono in un foglio di calcolo che una persona aggiorna quando riesce. Il controllo di efficienza ha una periodicità, la pulizia un'altra, e in alcune regioni la cadenza cambia rispetto alla regola nazionale. Chi tiene il foglio deve sapere tutto a memoria. I contratti di manutenzione si rinnovano quando il cliente chiama, o non si rinnovano affatto.
Il magazzino è il punto più doloroso. Il furgone ha elettrodi, sonde e guarnizioni, ma nessuno sa esattamente quanti. Il tecnico chiama l'ufficio per sapere se in sede c'è uno scambiatore, l'ufficio chiama il grossista, il grossista richiama dopo un'ora. Intanto il cliente è senza riscaldamento e vuole sapere quando si torna.
Poi ci sono i manuali. Ogni costruttore ha i suoi codici di errore, le sue tabelle di taratura del gas, i suoi esplosi con i codici dei ricambi. Stanno in un computer in ufficio o piegati nel furgone. Il tecnico esperto li ricorda; il ragazzo assunto l'anno scorso no.
Il resto dell'azienda soffre in silenzio. I preventivi di sostituzione si scrivono la sera. Le fatture partono giorni dopo l'intervento e i solleciti non partono mai. Nessuno sa quale contratto costa più di quanto rende, né quante persone serviranno a novembre. Il problema non sono le persone: sono i passaggi fatti a mano, ripetuti per centinaia di impianti, con il telefono che squilla.