Le richieste arrivano da portali, sito, mail, WhatsApp, agenzie e telefono. Arrivano in inglese, tedesco, francese, spagnolo, olandese, a qualsiasi ora, e chi risponde per primo di solito vince il cliente. Chi è in mare risponde la sera, quando il cliente ha già prenotato altrove.
Ogni preventivo si costruisce a mano: la settimana giusta del listino, la durata, gli extra, il carburante stimato, lo skipper, il supplemento per un porto diverso. Poi si cercano le foto buone, la scheda della barca, le condizioni di cancellazione, e si traduce tutto. Un preventivo ben fatto richiede mezz'ora; nelle settimane di punta se ne scrivono decine.
Poi arrivano le domande che nessun listino copre. Dove si mangia bene in quella rada? Si può fare il bagno a Cala tal dei tali con questo vento? Possiamo imbarcarci nel porto accanto? A che ora conviene partire per tornare prima del temporale? Il titolare sa tutto, ma è uno solo.
Confermata l'uscita, comincia la carta. Il contratto si ricopia da una mail, i documenti degli ospiti arrivano in foto sparse, la patente di chi comanda a scafo nudo va controllata, le comunicazioni obbligatorie si fanno la sera prima. Il saldo si insegue, la cauzione si blocca a mano.
In banchina si consegna con fretta, e alla riconsegna nasce la discussione: quel graffio c'era già? Quanto carburante manca? Intanto le barche invecchiano, con tagliandi, zattera, razzi ed estintori che scadono in date diverse. A fine stagione nessuno sa davvero quale barca ha reso di più, né quale settimana era venduta troppo poco.