La dichiarazione di conformità nasce su un modello in videoscrittura. Ogni volta si cambiano cliente, indirizzo, tipo di impianto, allegati. L'elenco dei materiali si ricava dalle bolle del grossista, lo schema si rifà a mano o si adatta da un lavoro simile. Se manca la visura camerale aggiornata o il documento del committente, la pratica resta ferma.
Per il fotovoltaico la pratica di connessione è un percorso a tappe: richiesta al distributore, preventivo di connessione, fine lavori, regolamento di esercizio, attivazione, poi il rapporto con il GSE. Ogni tappa ha i suoi documenti e le sue attese. Il titolare tiene in testa a che punto è ogni cliente, e il cliente chiama per saperlo.
La vendita è un lavoro a parte. Il cliente manda una bolletta fotografata storta e chiede quanto risparmierà. Qualcuno ricopia i consumi, disegna i moduli sulla foto satellitare, sceglie inverter e batteria, scrive la proposta. Due giorni dopo il cliente ha firmato con chi ha risposto per primo.
Dopo l'installazione, l'impianto sparisce dai radar finché qualcosa non va. Un inverter in allarme, una stringa staccata, moduli sporchi dopo un'estate di polvere: il cliente se ne accorge dalla bolletta, mesi dopo. Le verifiche periodiche degli impianti di terra dei clienti con dipendenti si ricordano solo se qualcuno ha segnato la data. E a fine anno nessuno sa dire quali cantieri hanno reso e quali no.